Chiesa di S. Francesco - Pro Loco Troia

Fotografia aerea: Leo Viscecchia
Troia
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Piazza San Marco d'Ecana, orario: 7.30-12.30:17.00-20.00
 
 
"Nel 1050 forse esisteva già come chiesa dell'annesso i monastero di San Martino, che si trovava intus civitate Troia, in capite eiusdem civitate" (V. Bambacigno). Con molta probabilità, i Francescani conventuali utilizzano il monastero e la annessa chiesa apportandovi le modifiche necessarie, mentre altre fonti dell'Archìvio Vescovile fanno capire chiaramente che nel 1395 la chiesa, dedicata a San Francesco, è già funzionante ed è retta dai Minori.
 
Ne1 1618 i giovani trojani impediscono "l'ampliamento e la sopraelevazione della chiesa perchè non si sarebbe più visto il Castello Normanno alle sue spalle" (V. Bambacigno), mentre si sa che, Maria Savino del Rotello, baccelliere, ultimo superstite dei Conventuali, morì nel 1854 (N. Beccia).
 
Oggi la chiesa di San Francesco, che fa parte del complesso omonimo, si presenta in stile barocchetto. Viene ampliata con l'annesso convento dai frati di Montevérgine nel 1737, occupando, poi, nel 1756 tutta l'area che fu dei Padri della Commenda di San Giovanni di Gerusalemme. Entro quest'arca v'era una chiesetta "sita a mezzogiorno nel largo tra la fontana e il carcere mandamentale, come    si evince  da una lettera del vescovo Domenico Lancellotti (1909-1919), inviata  al rev.do don Umberto De Biase.
 
Il  Convento viene soppresso dalle leggi napoleoniche nel 1809 e "il 17 aprile 1810 le autorità comunalicniesero all'intendente di poterlo usare come caserma per i militari, perché Troia, ,... era un comune soggetto a passaggi frequenti di truppe ........." ( C. e A. Clemente). Oggi per l'ex Convento o Complesso di San Francesco è imminente il suo razionale recupero.
 
La Chiesa, restaurata di recente dal prof. Màuro Civita, presenta una facciata "inserita in un filone di gusto napoletano più che romano..... che tradisce il relativo rigore dell'intelaiatura     a     ordini sovrapposti e delle specchiature con l'esibizione di coronamenti vernacolari". Il campanile slanciato si presenta, oggi, senza la "cupola a cipolla".
 
L'interno, sobrio negli stucchi, è dominato dal colore bianco, quasi accecante.
 
Entrando, si trova un atrio, che funge da ingresso all'unica navata, nel quale sono sistemati due dei cinque gruppi lignei, detti i "Misteri": la Incoronazione di spine (1) e il Calvàrio (2) di Luigi Santifeller di Ortisei (Bz) del 1973.
 
Sull'atrio è posta la Cantoria che conserva un organo del 1755 di raffinata fattura rococò, in disuso, di Domenico Antonio Rossi, regio organare napoletano.
 
Nella navata, luminosa e razionale, dominata da stucchi nei cornicioni e dal colore bianco interrotto dal "pallido colorito argilloso" dei rilievi, si possono ammirare altari marmorei settecenteschi di scuola napoletana sistemati nelle slanciate arcate cieche:
 
- (a sx) sul primo altare (3) una mediocre tela (cm 180x125) del XVIII sec. raffigurante la Madonna col Bambino di vaga matrice bizantina del pittore Vincenzo Marenga; nel medaglione, in cima all'arco, un dipinto con Sant'Alfonso Maria de' Liguori (1697-1787);
 
- (a dx) sul primo altare (4) (famiglia D'Àvalos) una tela San Francesco    (cm 180x125), ritoccata malamente, del XVIII sec. raffigurante l'Apparizione di San Giuseppe da Copertino a donna Giulia D'Àvalos, di Domenico Preste;
 
nel medaglione la raffigurazione di SanGiròlamo (?);
 
- (a sx) sul secondo altare (5) (famiglia Poppa), una tela del XVIII sec. raffigurante San Gennaro tra i leoni (cm 180x125) del pittore-intagliatore trojano Giovanni Petruzzi (1728-?); nel medaglione è raffigurato (?).
 
- (a dx) sul secondo altare (6), una tela (cm 180x125) del XVIII sec, raffigurante l'Immacolata Concezione/ tema caro ai Francescani, di pittore trojano ignoto; nel medaglione è dipinto Dio Padre.
 
Nell'arcata di dx, prima di entrare nel presbiterio, è sistemato
 
un pulpito ligneo (7), anch'esso del XVIII sec., probabilmente di Giovanni Petruzzi.
 
Prima di entrare nel presbiterio, si consiglia di alzare lo sguardo verso l'alto per ammirare, sebbene rovinato, il grandissimo dipinto (8) su tavolati lignei che occupa l'intero soffitto.
 
Questa "gigantesca ed unica composizione" del 1755 del pittore lucerino Michele Calitri esalta il "senso di prospettiva infinita che si introdusse nella seconda metà del XVII secolo nelle chiese gesuitiche.." (F. Baini), essa viene realizzata per mascherare il soffitto a capriate ma anche per sostituire la volta in muratura a rischio in località sismiche. Raffigura la Glorificazione di Maria e illustra, sul piano più basso, Sant'Ambrògio, San Giròlamo, Sant'Agostino e San Buonaventura e, su quest'ultimi. San Francesco (dx) e Santa Chiara (sx) e, sul punto più alto, la Santìssima Trinità.
 
Entrando nel presbiterio, delimitato da una balaustrata, si trova l'altare maggiore (9), anch'esso barocco in marmo pregiato (XVIII sec.), e ai suoi lati le statue in cartapesta di Sant'Antonio di Pàdova (a dx) (10), proveniente dall'ex Cella posta "fuori le mura" e quella lignea di San Francesco d'Assisi (a sx) (11) dello scultore Giacomo Colombo (1663-1731).
 
Dietro l'altare è murata una iscrizione: AD PERPETUAM REI MEMORIAM / ALTARE HOC MAIUS OMNIPOTENTI DEI IN / HONOREM OMNIU(m) SANCTORUM SERAPHÌCI OR / DINIS MINORU(m) ERECTU(m) PRIVILEGIO QUOTIDIANO / PERPETUO, AC LIBERO PRO OMNIBUS DEFUNCTIS / AD, QUOSCUMQUE SACERDOTES VIGORE BREVIS / BENEDTCTI PAPAEXIV. DIE IV OCTOBRIS MDCCLI / INSICNITU(m) ATQUE A MINISTRO GENERALI ORDINIS / DIE IX MENSIS
 
IANUARII     MDCCLIII. DESIGNATUM. (trad. T. Maddalenaa: A perpetua memoria, questo altare maggiore, eretto in onore di Dio Onnipotente e di tutti i Santi del Serafico Ordine dei Minori, insignito del privilegio quotidiano, perpetuo e libero in favore di tutti i defunti da qualunque sacerdote in forza del breve di Papa Benedetto XIV del 4 ottobre 1751, e designato dal Ministro Generale dell'Ordine il giorno 9 del mese di gennaio 1753).
 
Nello spazio absidale si può ammirare un coretto ligneo in noce massello del XVII sec-
 
Sulle pareti del coro vi sono due porte murate: quella a dx è finta, quella a sx permetteva l'accesso al convento.
 
Alzando lo sguardo si vedono campeggiare tré tele di cm. 300x220 ciascuna: al centro è raffigurato San Francesco nell'atto di ricevere l'Indulgenza della Porziùncola (12); a sxe a dx le due tele raffigurano scene bibliche: Mosè con le tavole della legge (13) e Mosè che libera gli Israeliti dal morso velenoso dei serpenti (14), tutte e tré dipinte nel 1766 dal pittore lucerino Giuseppe Farina. Varcando una porta in noce massello del XVIII sec, si entra nella sagrestia (15). Qui sono conservate le statue in cartapesta di Santa Rita da Càscia, di San Biàgio, proveniente dalla chiesa di Sant'Andrea apostolo in Sant'Anna, di Gesù Risorto, della Madonna Immacolata, quest'ultima proveniente dall'ex chiesa dei Morti.

INFORMAZIONI
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