Chiesa di S.Domenico - Pro Loco Troia

Fotografia aerea: Leo Viscecchia
Troia
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Via Regina Margherita, 2 (chiusa al culto)
 
 
Viene edificata in un periodo di decadenza morale da un uomo del quale non si conosce il suo nome, durante l'inquietante episcopato di Berardo (.1311-1322) nel 1312, cosi come è scritto nella gotica epigrafe, murata sulla facciata: + A(nno) D(omini) MCCCXII IND(ictione) X REGNANTE GL(orio)SISSIMO D(omi)NO N(ost)RO REGE ROBE(r)TO / HAEC ECCL(es)IA AD H(ono)RE(m) DEI ET BEATI HIERO(n)YMI DOCTORIS EGREGII S(anct)E E(cclesia)E FABR1CATA E(st) IP(s)0 REVELANTE / PRAESIDENTE IN TROJANA CIVITATE E(pisco)PO BERALDO (trad. T. Maddalena: Nell'anno del Signore 1312, nella X Indizione, regnando il gloriosissimo re Roberto, signore nostro, fu costruita questa chiesa in onore di Dio e del Beato Giròlamo, egregio Dottore della Clliesa, per rivelazione del medesimo mentre reggeva la Chiesa Trojana il vescovo Berardo). Mentre l'architrave riporta l'epigrafe: ERECTU(m) FU1T HOSTIU(m) HOC DOMINA(n)TE IN HAC CIVI(ta)TE ILL(ustrissi)MO ET ECC(e)LL(entissimo) D(omi)N(o) / IOANE D'AVALOS D'AQU(i)NO Y D'ARAG(o)NA    SIMUL CU(m) ECC(ellentissi)MA ET PY(i)SS(i)MA UXORE E IUS D(om)NA D(?)/ D'AVALOS  TED(?)  PRIOR(is)  AD(?) R(eve)R(endissimi) L(?) F(ratris) THEA(tini) ALOISY PADULA DE MA(n)TEMURRO DIER (septem)BRIS 1702 (trad. V. Bambacigno: Questa entrata fu costruita quando in questa città comandava l'illustrissimo ed eccellentìssimo don Giovanni d'Avalos d'Aquino e d'Aragona insieme con la eccellentissima e piissima moglie donna Giulia d'Avalos al tempo del priorato dell'eletto reverendo frate teatino Luigi Padula di Montemurro il primo giorno di settembre 1702). La Chiesa e il Convento furono affidati ai Padri Domenicani, e poiché alla nuova costruzione si appoggiava la grande porta d'ingresso a oriente della Città, essa prese il nome di "Porta S. Giròlamo" (R. Mastrulli).
 
L'intero corpo della Chiesa, guardando le foto aeree ma anche osservandolo dall'ampio pianale della Chiesa della Mediatrice. pare estraneo a tutta la fabbrica dell'antichissimo Castello d'Oriente. Una colonna e un fregio scolpito (forse seicenteschi), murati sullo spigolo esterno opposto all'ingresso, "fanno pensare che essi appartenessero alla bella "Porta S. Giròlamo", che immetteva sulla via che va a Fòggia" (R-Mastrulli).
 
Fino al terremoto del 1930, la chiesa si presentava con una torre campanaria sormontata   da   una cupoletta terminale a forma di "cipolla". Oggi c'è un modestissimo campanile.
 
L'interno, alquanto disadorno, risente di un mediocre gusto artistico. Si trovano le statue di San Domenico, di San Vincenzo Ferreri e di San Giacinto.
 
E' conservata, anche, la statua della Madonna del Rosàrio, che la tradizione orale attribuisce a Pietro Frasa (?-1711),
 
l'autore del crocefisso miracoloso esposto nel catino absidale della Cattedrale. Ai piedi della Madonna, nella cappellina a dx per chi entra, sono tumulate le spoglie del frate Ludovico Maria Calco (1669-
 
1709), morto in concetto di santità. Sulla lapide c'è scritto: D(omino)O(ptimo)M(aximo) / HICJACET CORPUS SERVI DEI F. LUDOVICI MARIAE ORD(inis) PRAED(icatorum) / MEDIOLANENSIS EX NOBILISSIMA ET SENATORIA CALCORUM / FAMILIA, DOLENTES POSUERE FRA(tre)S XII KALENDAE SEPTEMBRIS 1719 / XI POSTEA KALENDAE JULII 1739 IN DECENTIORI QUO JACET / LOCO INTEGRUM ET INCORRUPTUM REPOSUERE LAETANTES (trad. T. Maddalena: A Dio Ottimo Massimo. Qui giace il corpo del servo di Dio Fra' Ludovico Maria dell'Ordine dei Predicatori, milanese della nobilissima famiglia senatoria dei Calchi. Addolorati i confratelli posero iì 12 settembre 1719. L'11 giugno del 1739 lieti lo riposero integro e incorrotto nel luogo più decente in cui giace.).
 
"Di gran pregio è la balaustra che incornicia l'altare maggiore di gusto barocco, sul cui paliotto si sbalza scolpita finemente l'immagine di S. Giròlamo penitente" (R. Mastrulli).
INFORMAZIONI
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