Comuni del subappennino - Pro Loco Troia

Fotografia aerea: Leo Viscecchia
Troia
Title
Vai ai contenuti
ALBERONA
Nei documenti antichi Alberano, è vanamente denominata.
 
Andrea Spinelli nei suoi Diurnali del 1258 la chiama "Alvarona ". Nello Scadenziario di Federico II è detta "Alberane" (1239); Carlo II nella lettera ai Marsigliesi ha " Alberonae". Nei documenti posteriori è sempre denominata "Alberona".
 
Comunque il nome richiama "Alveus " (nascondiglio, cavità, ricetto) e "Alberane" (grande albero).
 
Lo stemma del Comune richiama in campo azzurro tré cime di monti verdi e, su quello centrale, un maestoso albero, ricco di rami e di foglie. I tré monti sono quelli compresi nel lenimento del Comune: Stilo, Fagliarono e Montauro.
 
La fonetica del dialetto alberonese si distacca da quella degli abitanti del Tavoliere, mentre si arricchisce delle cadenze abruzzesi, molisane e delle vicine popolazioni della Valle del fortore, con molteplici riminiscenze di greco, di latino, di arabo, di spagnolo e di francese.
 
Le origini del Comune risalgono al tempo del ripopolamento che, nel Medioevo, principi e monarchi tentarono nelle terre loro soggette con genti migranti e intere famiglie, cui donavano terreni, animali e mezzi per coltivare la terra. Pare che i primi coloniz-zatori di Alberona fossero delle famiglie calabresi al seguito dei Bizantini in lotta contro i Longobardi di Benevento, qui piazzate a difesa dei conquistatori e ad imitazione delle fare longobarde. I primi colonizzatori trovarono ricetto nel cavo (alveus) di un albero secolare (alberane): di qui il nome originario di Alvarona, che fu poi mutato in Alberane ed, infine, in Alberona. Dando credito a questa ipotesi, Alberona sarebbe sorta tra il 950 e il 1000".
 
Federico II confiscò ai Templari di Alberona i beni, come si evince dal "Quaternus de Excadenciis" (Elenco delle Scadenze ...), compilato dal giudice Roberto d'Ariano tra il 1248-49.
 
Si sa che Alberona venne donata ad Amèlio De Molìsio, cameriere di rè Manfredi e che "nel 1297 Carlo II d'Angiò ordinò al Capitano di Lacera di far rispettare il possesso dei Templari su Alberona .......".
 
Citata ancora a causa dell'insuccesso con il trasferimento di trenta famiglie marsigliesi a Lucera per contrastare i Saraceni/ Alberona passò come feudo ai Cavalieri di San Giovanni o di Malta/ con sede a Barletta dopo il Concilio di Vienna (1312), i quali la tennero sino alla soppressione napoleonica delle baronie e dei diritti feudali (1809).
 
Con la regina Giovanna II (1418) Alberona divenne "un castrum, ossia un Casate fortificato, con una guarnigione di soldati". E nella guerra tra Alfonso d^ragona e Renato d'Angiò si schiererà con quest'ultimo. "Ma la sorte favorì Alfonso, il quale, espuganta Tròja, passò a punire e distruggere i fortilizi del Subappennino, tra i quali anche Alberona".
 
I Capitoli di Alberona, insieme a quelli di Motta Montecorvino e allo "Statuto dei provenzali" di Volturara Appula, redatti nel 1488, sono importanti sia per la forma (grazie, franchigie, ecc.), sia per la completezza (rapporti tra sudditi e feudatarii), sia per l'Autorità concedente (religiosa), quest'ultima amministrava i beni, garantendo "z7 rispetto dell'inalienabilità e della conservazione dei beni stessi".
 
La questione ecclesiastica toccò anche l'Ordine Religioso cavalieresco di Alberona/ al quale era "concessa la esenzione dalla giurisdizione vescovile"', per cui l'Ordine e i suoi "feudi dipendevano direttamente dalla Santa Sede".
 
Con il vescovo di Volturata, mons. Marco Antonio Pisanelli, iniziarono le ispezioni, non gradite dal popolo/ che culminarono nel 1650 con la scomunica degli Alberonesi!
 
Le vicende del brigantaggio portarono a diversi episodi di violenza, ne mancarono martiri.
 
Alberona è patria del partigiano Andrea Mazzaro, in memoria del quale i concittadini hanno eretto un monumento sul luogo della sua brutale esecuzione ad opera dei nazisti.
 
Interessante è la chiesa di Santa Maria in Vulgano/ costruita sul monte Stilo.
 
"Il piacevole silenzio, la calma naturale della montagna è il fiore all'occhiello di questo remoto angolo della Capitanata". La parte bassa del paese (S. Martino) conserva un impianto urbanistico intatto e dal "muragliene", all'ingresso del paese, "una lunga balconata panoramica ........ offre spettacoli inconsueti per chi vive in città ".
 
 Bibliografìa
 
(A cura di Pasquale Di Domenico, Stefano Capone e Mauro Pepe)
 
Alberona: estratto della collana "Terra nostra".
 
Notìzie utili
 
da visitare:
 
- Chiesa di San Rocco, XVI sec.;
 
- Rione San Martino;
 
- Torre dei Priori;
 
- Boschi (per migliori informazioni/ rivolgersi al Corpo Forestale di Bìccari, Via Calcare, 16 - tei. 0881-593238);
 
Pale coliche o aerogeneratori: località Crocione (per informazione, rivolgersi al Comune).
 
Luoghi di ristoro e aree attrezzate
 
Ristorante Hotel da Liberato: in località Fornaci nei pressi del Campo sportivo comunale - tei. 0881-992229/992368;
 
Ristorante Hotel La Villetta: Via Minerva/ 12 - tei. 0881-992042;
 
Rosticceria-Pizzeria-Trattoria "Ai Pisciarelli": località Pisciarelli - tel. 0881-992175;
 
Pizzeria "da Gino" di Lopopolo Girolamo: in centro abitato - tel. 0881-992369;
 
Aree attrezzate: nei pressi del Campo Sportivo Comunale.
 
Per ulteriori informazioni:
 
- Pro Loco: responsabile dr.ssa Rosalia Marcantonio -tel. 0881-992171;
 
-Archeoclub d'Italia: responsabile dr.ssa Lucia Di Pasqua - tel. 0881-992028;
 
- Municipio: Via Strizzi, tei. 0881-992022 - fax: 0881-992151.
BICCARI
Nel territorio di Bìccari sono state trovate tracce di insediamenti neolitici in località Boschetto (m. 700 s.l.m.) lungo il canale dell'Organo e reperti vascolari dell'età del Bronzo.
 
Con la romanizzazione della daunia nel IV secolo a.C. entrerà a far parte dell'ager lucerinus e le prime notizie sulla cittadina si ricavano da una pergamena del 1054 la quale afferma che la Chiesa di San Pietro in Vulgano è posta non lontana dalla cibitate Vìcari (o Vicàri).
 
Probabilmente, "la nascita del nucleo abitativo è senz'altro da porre tra il 1024 e il 1054".
 
Difatti, dopo l'assedio di Tròja, operato da Enrico II nel 1022, "il vicàrio del catapano, Bisanzio de Alferana, vi pose rimedio con la creazione di due nuclei o avamposti difensivi, imperniati attorno a due grandi torri di avvistamento": quella di Castellùccio Valmaggiore per l'alta valle del Gelone e quella di Bìccari per la valle del Vulgano.
 
Il nome di Bìccari, quindi, potrebbe derivare da vicàrio.
 
Attorno alla Torre bizantina verranno costruite case, sarà costruita la cinta muraria e con l'ufficiale normanno Pagano, Bìccari cercherà di liberarsi del Vescovo di Troia, sia amministrativamente sia ecclesiasticamente/ nominando un vescovo di nome Benedetto. Il tentativo di autonomia verrà interrotto nel 1067 da Papa Alessandro II.
 
Per un breve periodo farà parte della diocesi di Benevento e nel 1114 tornerà a far parte definitivamente di quella di Tròja.
 
Con la Magna Charta Libertatum, papa Onorio II confermerà e legalizzerà i diritti giurisdizionali del signore di Bìccari e "nel 1144, un altro signore di Bìccari, Riccardo Drudavalle, restituirà al vescovo troiano le decime della chiesa di Bìccari".
 
L'atto è importante perché afferma "che Bìccari ha un suo personale giuridico valido per tutto il territorio".
 
I litigi con Tròja scoppieranno ancora nel 1177 quando Guglielmo di Ferrara rivendicherà i beni pretesi dal vescovo troiano.
 
"Con Guglielmo de Riccardo, Bìccari diventerà una baronia dipendente dalla Contea di Civitate" e nel 1283 è signore "Bertrando dei Reali, la cui figlia Filippo sposando Giacomo Cantelmo porta in dote la terra di Bìccari".
 
Nel XV secolo la città è sotto il dominio degli Stendardo e Matteo Stendardo farà costruire nel 1467 il Convento di Sant'Antonio e nel 1473 la Croce di Porta Pozzi.
 
Carlo V/ nel 1526, darà a Marcelle Caràcciolo la terra di Bìccari e nel 1535 avverrà una transazione tra il Conte Caràcciolo e l'Univèrsitas Bonorum (il Comune) con la quale si riconosceranno i diritti di possedere case, vigne/ orti, terreni e giardini, di vendere e donare; il diritto di pascolo su Mezzana S. Cataldo, Selva, Sterpare di Masela; di tagliare la legna gratuitamente; la reggenza con il Camerlingo del Comune; la franchigia di 8 giorni durante la festa di San Donato.
 
La signoria dei Caràcciolo terminerà nel 1725 e passerà a Giambattista di Capua e nel 1792 non essendoci più discendenti la terra di Bìccari verrà assimilata dalla Règia Corte.
 
Con la eversione della feudalità, tra il 1806 e il 1815, avvenne la quotizzazione delle terre tra i cittadini di Bìccari, quotizzazione che diede risultati contrari a quelli del legislatore.
 
Nel 1860 si ebbe una rivolta anti unitaria con l'uccisione dell'ex sindaco Domenico Lippi.
 
Su progetto dell'arch. De Nùnzio nel 1875 si concluderà la costruzione della Chiesa madre, iniziata nel 1850.
 
Il Centro storico di Bìccari conserva intatti i suoi caratteri medievali e il suo territorio, ricchissimo di boschi, si vanta di possedere un lago a circa 900 m. s.l.m. dal quale si può dominare con lo sguardo l'intera provincia di Foggia.
 
Tra le manifestazioni culturali si segnala" Viviamo il Centro Stòrico", che si svolge nel mese di maggio.
 
Bibliografia
 
- Associazione Turìstica Pro Loco: Per una storia di Bìccari, a cura di S. Casasanta,1992;
 
- Liberti Enzo: I cento anni del Coro per un salmo di migliaio di anni -1989
 
Notizie utili
 
da visitare:
 
- Torre bizantina, XI sec.;
 
- Chiesa Madre, XIX sec.;
 
- Croce di Porta Pozzi, 1473 (conservata presso il Municipio);
 
- Postergale di San Donato, 1660 (conservato nel Succorpo della Chiesa Madre);
 
- Convento di Sant'Antonio dei Frati Minori, XV sec., tel 0881-591120
 
- Boschi (per migliori informazioni/ rivolgersi al Corpo Forestale di Bìccari/ Via Calcare, 16 - tei- 0881-593238).
 
Luoghi di ristoro e aree attrezzate
 
- Motel Santa Lucia - Contrada Mulino a vento - tei. 0881-593310;
 
- Ristorante Varese - Via Giardini/ 27 - tei. 0881-593305;
 
- Boschi di Orto di Zolfo, Guado del Tufo; Lago Pescara
 
Per ulteriori informazioni
 
- Pro Loco (rivolgesi a Salvatore Casasanta tei. 0881-593358)
 
- Municìpio - P.za Municìpio/1 - tei. 0881-591007; fax:0881-591415.
 
CASTELLUCCIO VALMAGGIORE
Dai reperti trovati e dallo studio dei toponimi, il dr. Mario Izzo sostiene che in località Lago di Sangue si sia svolta la storica battaglia di Canne (216 a.C.) che vedrà la capitolazione dell'esercito romano. Tesi che trova sostenitori e denigratori ma che, comunque, va verifìcata alla luce di moltissimi elementi significativi.
 
Di certo si sa di un'epigrafe funeraria dell'augustale Tildio (II sec. d.C), custodita nella scuola elementare e proveniente dalla contrada Argària; essa fa luce sul territorio di Castelluccio Valmaggiore nel periodo romano.
 
Il Mommsen assegnerà la contrada all'antico Ager Aecanus (territorio di Aecae - oggi Tròja -) e in essa vennero ritrovate due epigrafi e una statuetta in bronzo raffigurante Èrcole giovinetto.
 
Della prima epigrafe si è già detto; della seconda, conservata nel Museo "Fiorelli" di Lucera, si può affermare che parla, appunto, di Èrcole Acheruntino.
 
Le notizie storiche in possesso non forniscono con esattezza la sua data di nascita: alcuni sostengono che sia stata fondata nel VII secolo dai superstiti dell'antica Aecae (Tròja) forse distrutta dall'imperatore bizantino Costante II; altri affermano che furono i Greci a fondarla nel X secolo.
 
Con molta probabilità, si deve alla Torre cilìndrica, fatta costruire da Bisanzio de Alferana dopo il riassetto del territorio di Tròja, la nascita di un Castrìs Vallis Maiorìs.
 
Così come a Bìccari per la Valle del Vulgano, la Torre di Castellùccio Valmaggiore servirà quale osservatorio strategico sulla Valle del Gelone e/ quindi, sui traffici della Via Trajana.
 
Nel Chrònicon Trojanum verrà chiamata Castellùtium: un piccolo castello con mura di cinta e, nel 1115 Guglielmo II, detto il Normanno, vescovo di Troia la distruggerà perché gli uomini del duca Guglielmo d'Altavilla "assalivano e derubavano i pellegrini che passavano sia sul Buccolo che per Castellùccio Val-maggiore per recarsi in Terra Santa, a Roma, a Monte Sant'Angelo e a Bari".
 
Nel 1120 Guglielmo D'Altavilla e il vescovo di Tròja Guglielmo II, dopo gli accordi firmati alla presenza del Papa, faranno costruire chiese e palazzi e nel 1194 i Normanni la doneranno agli Svevi.
 
Il toponimo Lago di Sangue ritorna ad interessare la storia di Castellùccio Valmaggiore a ricordo del sanguinoso e definitivo scontro avvenuto tra Angioini e Aragonesi il 18 agosto 1462.
 
Nel 1440 verrà elevata a Baronia dal rè Ferrante o Ferdinando d'Aragona, comprendendo anche Celle di San Vito e Faeto.
 
Nel 1463 la Baronia verrà assegnata ad Antonio Piccolòmini in seguito nominato anche duca di Amalfi. Nel 1507 passerà a Giovanni Battista Piccolòmini che, nel 1519/ la cedette a Giovanni Pecca.
 
"Nel 1561 la Baronia ritornò al marchese di Deliceto, il quale, l'anno successivo la vendette a Marco Antonio Pepe di Nàpoli. Cinque anni dopo fu acquistata per diciassettemila ducati dalla contessa di Bìccari e di Airola, nobil donna Emilia Carafa la quale ottenne nel 1569 il titolo di baronessa e il privilegio di dichiarare sua camera riservata la Baronia di Valle Maggiore".
 
"Nel 1576, passò al figlio della Carafa, Ferrante Caràcciolo ed in seguito ai suoi eredi.
 
Ultima dei Ccaracciolo fu Antonia, principessa di Riccia...,'.
 
"Il dominio della Baronia, dalla Caràcciolo passò al marito Giovanni Battista De Capua..... " e ai suoi eredi sino al 1792, anno in cui sarà donata a Francesco Sanseverino e, infine, soppressa quando venne abolito il feudalesimo.
 
Vi sono episodi di brigantaggio nel 1860. La memoria ricorda Lorenzo Pierro, detto Vammaniello, che, tradito dall'amante, fu arrestato e fucilato.
 
Nel 1890 le forti agitazioni dei Cellesi e dei Faetani imporranno al vescovo di Tròja, mons. Tommaso Passero, l'abolizione del retaggio baronale per la festività di San Vito, nonostante le ripetute richieste del clero di Castelluccio.
 
Interessanti sono i portali in pietra nel Centro Storico, i boschi di rovere, farnia, ma, soprattutto, il bosco di faggete nei pressi del Ponte del freddo.
 
Bibliografia
 
- Rubino Vincenzo: Celle di San Vito - Regione Puglia-A&sesso-rato Pubblica Istruzione - CRSEC - Troia, 1996;
 
- Bambacigno Franco e Vincenzo; Natura e Culture sul tetto della Puglia lungo la via Troiana - Comune di Troia, 1996.
 
Notizie utili
 
da visitare
 
- Torre bizantina, XI sec. (presso Chiesa Madre di San Giovanni Battista);
 
- Portali in pietra nel Centro Storico;
 
- Lavatoio pubblico "il Piscerò";
 
- Raccolta di fossili: presso prof. Pasquale Cacchio, Via Porta del Pozzo, 8 - tei. 0881-972125;
 
- Boschi (per migliori informazioni, rivolgersi al Corpo Forestale di Bìccari, Via Calcare, 16 - tei. 0881-593238).
 
Luoghi di ristoro e aree attrezzate
 
- Locanda Lucia, P.za Umberto, 10 - tel. 0881- 972185
 
" Pizzeria Oasi Rosa, Via Provinciale per Foggia - 0881-972117
 
- Bosco Fonte del Freddo lungo la strada provinciale per Faeto.
 
Per ulteriori informazioni
 
- Municìpio, P.za Marconi - tei. e fax: 0881-973015;
 
- Cacchio prof. Pasquale (raccolta di fossili). Via Porta Pozzo, 8
 
- tel. 0881-972125.
FAETO
L'origine di Faeto "risale intorno al 1347. All'epoca, 190 delle 200 famiglie abitanti il Casale di Crepacore, colà mandate da Carlo d'Angiò con l'editto dell '8 luglio 1269 per ostacolare probabili incursioni saracene, si trasferirono presso il Cenobio dei benedettini del SS. Salvatore, situato sul contrafforte del Monte Perazzoni".
 
Vi sono altri studiosi che ipotizzano la nascita con l'arrivo di un gruppo di valdesi dalla Provenza intorno al 1400.
 
Si sa di certo che nel 1071 il Papa Alessandro II assicurò al vescovo di Tròja il Castello di Crepacore, il Monastèrium Sanctae Mariae de Fageto e che nel 1187 papa Clemente III confermava tutti i privilegi al Monastèrium Sancti Salvatoris de Fageto, assoggettato all'abate del monastero di San Nicola di Tròja.
 
Interessanti rinvenimenti archeologici di età ellenistico-romana si trovano in contrada Vetmscelli. Su monte Quìrico (m. 991) c'era un castrum nei cui pressi vennero trovati reperti preistorici e romani e nei pressi di Faeto passava l'antica strada consolare Appia-Traiana lungo la quale v'era l'interassante abitato di monte Castiglione (m.959).
 
Nel 1343 il Giustiziere di Capitanata confermò ai nuovi abitanti di Faeto e Celle tutti gli antichi diritti sul possedimento del territorio di Crepacore e, inoltre, gli abitanti vennero esentati dal pagamento delle tasse.
 
Nel 1354 la regina Giovanna d'Angiò dichiarò l'appartenenza di Faeto alla diocesi di Tròja e nel 1440, Renato cTAngiò istituì la Baronia di Valmaggiore (Castelluccio Valmaggiore, Celle di San Vito e Faeto).
 
Nel 1462 passerà ad Antonio Piccolòmini e agli inizi del 1500 la Baronia verrà ceduta a Giacomo Pecca, poi; nel 1562 andrà alla famiglia Pepe e, appena dopo pochi anni, alla contessa di Biccari e Airola: Donna Amàlia Carafa.
 
Quando nel Regno di Napoli scoppiò la rivolta di Masaniello, i protestanti nostrani osarono assalire quei Comuni i cui Vescovi li avevano maggiormente perseguitati. Era il 1648. "I.Provenzali di Celle e di Faeto che dipendevano nello spirituale dalla parrocchia di Castelluccio Valmaggiore, professavano perniciose reste; pochissimi tra loro rimasti saldi nella fede romana; furono accusati al Santo Ufficio; e secondo le leggi crudeli di quei tempi furono torturati e poi bruciati; altri in catene condotti lontani dalla patria a morire in diverse isole; molti abiurarono e furono sottoposti a dure penitenze".
 
Nel 1566 Faeto venne elevata a parròcchia, dividendola da Castelluccio e nel 1576 la Baronia passò a Ferrante Caràcciolo, poi alla principessa della Riccia e nel 1792, per mancanza di eredi venne devoluta al Real Fisco che la mantenne sino all'abolizione della feudalità.
 
La Chiesa Madre del SS. Salvatore venne ricostruita sull'antico monastero di Santa Maria del Faggete nel 1858, durante il vescovado di mons. Tommaso Passero.
 
La grande ricchezza di Faeto sono i boschi, frequentati, specie nei mesi estivi, da innumerevoli gitanti che dalla pianura salgono verso la montagna. Per questo motivo è stato costruito il Villàggio San Leonardo e il Centro polivalente per lo Sport e il Tempo Libero II Castiglione lungo la strada per Tròja un tempo strada consolare Trajana-Egnathia.
 
Gli abitanti di Faeto (insieme a quelli della vicinissima Celle di San Vito) parlano la lingua franco-provenzale, che conservano "invariata la fonetica del ceppo d'origine. Glottologi e studiosi mostrano grande interesse a questa isola linguistica, il cui idioma, di tipo occitanico, rispetta in pieno le caratteristiche primitive".
 
 
Bibliografia essenziale:
 
- Archeoclub d'Italia: Guida ai Museo Etnografico di Faeto, Foggia, 1988;
 
- Regione Puglia: Faeto, Centro Regionale Servizi Educativi e Culturali, 1989;
 
- Rubino Vincenzo: Riflessioni su "Faeto-guida culturale", Faeto, 1990.
 
- BambacÌgno Franco e Vincenzo: op. cit.
 
 
Notizie Utili
 
da visitare:
 
- Museo Etnogràfico - Casa del Capitano, Vico Valentino -tel. 0881-973042;
 
- Casa del Capitano, XV sec. - Vico Valentino;
 
- Boschi (per migliori informazioni rivolgersi al Corpo Forestale di Biccari, Via Calcare, 16 - tel. 0881-593238)
 
 
Luoghi di ristoro e aree attrezzate
 
- Albergo-ristorante "Piano delle Noci" - Bosco Comunale a 2 km dal centro abitato - tel. 0881-973014;
 
- Ristorante-locanda "Casa Mia" - Via Duca degli Abruzzi -tel. 0881-973018;
 
- Ristorante "da Morene" - Via Marie Petit Pierre - tel. 0881-973205;
 
- Bosco di Pian delle noci, a 2 km da Faeto lungo la strada provinciale per Castelfranco in Miscano;
 
 
Per ulteriori informazioni
 
- Municìpio: Via Cappella - tel. e fax: 0881-973042;
 
- Pro Loco: Via Roma (rivolgersi a Vito Carosielli - tel-0881-973201).
 
ORSARA DI PUGLIA
Ursara, Ursària, Ursòria, Ursano, Ursana, Orsària, Orsàja Torre Orsàia, Lorsara e Montorsara, oppure: Castello, Castellum o Terra tutti nomi di antiche citazioni per indicare Orsara di Puglia.
 
Forse v'erano orsi nei suoi boschi o, probabilmente, potrebbe essere il toponimo "Ursus" di età longobardo-'bizantina a darle il nome. Ma pare che la sua origine abbia inizio con la colonizzazione greca della Dàunia nel Vin sec. a.C.
 
Molti reperti archeologici, raccolti nel ricco Museo Diocesano, testimoniano la vitalità di questo territorio:
 
antefìsse, urne funerarie, lapidi romane, monili, ecc.
 
La storia di Orsara ruota attorno al complesso abbaziale, comunemente detta Grotta.
 
Furono i monaci orientali nelI'VIII sec. d.C, sfuggiti alla guerra iconoclasta a raggiungere questo territorio e a rinvigorire il culto a San Michele Arcangelo. Ampliarono la grotta mentre il fervore religioso popolare aumentava.
 
Vi fu dapprima un insediamento Basiliano e, poi, vi giunsero i Benedettini che godevano del privilegio delle insegne vescovili perché il monastero era abbas nullius.
 
Per questa indipendenza molti furono i contrasti con il vescovo di Tròja, che acquisì il diritto ecclesistico solamente nel XIX secolo.
 
L'abbazia costruita sulla "grotta", aveva possedimenti in tutta la Capitanata, godeva di grossa fama spirituale era meta di viandanti e pellegrini diretti al santuario di Montesantàngelo e verso la Terra Santa. Dai Basiliani venne costruita nel X sec. una chiesa abbaziale detta prima di Sant'Angelo, poi di Santa Maria, della Santissima Trinità e, infine, dell'Annunziata (oggi restaurata).
 
La chiesa conserva una semplicità architettonica stucchevole e due cupole ellissoidali, simili ad un copricaco arabo, che ricordano quelle di San Leonardo di Siponto e della "chiesa vècchia" di Molfetta. L'abbazia, nel 1229, accoglierà l'ordine monastico militare spagnolo dei Calatrava, che resisterà sino al 1194. Con i Calatrava scomparve, anche, la ricca biblioteca dei monaci, l'abbazia divenne solo un benefìcio ecclesiastico e, da questo periodo^ la storia di Orsara conoscerà un rapido e inesorabile declino.
 
Con Roberto d'Angiò, nel 1335, vennero istituite due fiere annuali in occasione delle festività patronali di San Michele.
 
"Nel 1416, la regina Giovanna II (1371-1435) concesse a Mùzio Attèndalo Sforza, gran connestabile (capo militare del Regno), Orsara ed altre città fra le quali Benevento, Biccari e Troia. Sconfìtti gli Angioini e conquistato il trono di Nàpoli, Alfonso I d'Aragona concesse Orsara allo spagnolo Garcia Cavaniglia.....".
 
Data in feudo a Giovanni Cossa perché la città patteggiava per gli Angioini, il 12 agosto del 1462 sulle sponde dei torrente Sannoro, tra Tròja e Orsara, si svolse la definitiva battaglia che vedrà vincitori gli Aragonesi.
 
Dopo la conferma del possesso della città, nel 1524 i Cavaniglia vendettero Orsara per 16.000 ducati al duca Giovanni I Guevara.
 
La chiesa pori-occhiale nel 1590 venne trasferita dall'antica chiesa abbaziale a quella di San Nicola, che venne ampliata.
 
Nel XVII secolo Francesco Guevara risiedette stabilmente ad Orsara, a lui si deve l'acquisto dell'ex abbazia dei Calatrava. Ingrandì, anche, nel 1663 la Fontana Nuova.
 
Con la donazione di alcune ossa di San Pellegrino, da parte del vescovo di Tròja, nel 1643 venne costruita la chiesa di San Pellegrino, all'ingresso della Grotta di San Michele.
 
Nel 1680, Inigo Guevara farà costruire un imponente edifìcio. Torre Guevara, per rendere più nobili i rustici passatempi dei Bovinesi. La Torre divenne sito reale di caccia. Difatti/ Carlo III di Borbone vi trascorse lunghi periodi di riposo. "Orsara rimase sotto il dominio dei duchi di Bovino fino alla/ine del potere feudale, sancito con la legge 2 agosto 1806 del rè Giuseppe Buonaparte.
 
Nel 1863, la lotta contro il brigantaggio porterà numerosi lutti nelle famiglie orsaresi e la fame di terra farà registrare scontri violenti tra "bracciali" (fedeli al rè e nel contempo marxisti)e i nuovi amministratori (riformisti e conservatori al tempo stesso), poi tra cattolici e marxisti.
 
Con la costituzione della Cooperativa agricola Torre Guevara, nel 1920, venne acquistata la tenuta di Torre Guevara e successivamente divisa in quote.
 
Tra le manifestazioni culturali più interessanti viene segnalata "Orsara Jazz", che si svolge ogni anno verso la fine del mese di luglio.
 
 
Bibliografìa
 
- Cotugno Leonardo: Orsara di Puglia, notizie storiche, Daunia Studi/Troia, 1995;
 
- Amministrazione Comunale di Orsara: Orsara di Puglia, Foggia, 1989.
 
 
Notizie utili
 
da visitare
 
- Grotta di San Michele e Chiesa di San Pellegrino, Largo San Michele;
 
- Chiesa dell'Annunziata, X-XI sec., Largo San Michele;
 
- Palazzo Baronale Guevara (ex abbazia), XI-XVII sec., Largo Mazzini;
 
- Museo Diocesano, Via Umberto I (chiedere dei proff. Casoria Antonio tel. 0881-964407; Battaglioni Enzo tei. 0881-964090);
 
- Fontana Nuova, XVIII sec. Largo Mazzini;
 
- Croce bifronte in pietra, XV sec-, presso Chiesa Madre;
 
Mura medievali e Convento San Domenico, XV sec, Largo San Domenico;
 
- Boschi (per migliori informazioni, rivolgersi al Corpo Forestale di Orsara, Via Della Croce, 57, tel. 0881-964006).
 
 
Luoghi di ristoro e aree attrezzate
 
- Ristorante Peppe Zullo, contrada Piano Paradiso, tel. 0881-964160;
 
- Pane e Salute, Via Caracciolo, 16, tei. 0881-964826;
 
- La Gargotta dei Calatrava, Via Vittorio Emanuele, 77, tel. 0881-968000;
 
 
Per ulteriori informazioni
 
- Municipio, Via XX Settembre, tel. e fax: 0881-964013
 
- Casoria prof. Antonio, tel. 0881-964407;
 - Battagliotti prof. Enzo, tel. 0881-9640
ROSETO
"Giù lungo il versante ovest del Subappennino Dauno Settentrionale, dominando la valle del Fortore, tra il verde incontaminato della natura e ricco di sorgenti, si snoda il Comune di Roseto Valfortore".
 
L'incertezza delle fonti storiche non consente una informazione esatta del suo passato. Si sa, comunque, che fu Castello bizantino e che il suo successivo sviluppo avvenne in epoca svevo-angioina.
 
"La tradizione vuole che debba il nome all'antica abbondanza di cespugli di rose, come si legge nei Capitoli, grafie e immunità: "E' stata anticamente una defensa la quale si chiama delle rose".
 
Il toponimo originario era Rosito e designava un'opera difensiva eretta dal catapano Bastilo Bojoannes.
 
L'ebbero a lungo i di Càpua e, poi, Roberto d'Angiò nel 1338 dette l'avvio alla costruzione di molini a acqua, attivi fino a non molto tempo fa nella zona di Monte Pizzuto.
 
Nel 1507 Bartolomeo III diede l'avvio ai lavori di S. Maria Assunta, chiesa Matrice, con il suo bei portale, frutto di ampliamenti e delle trasformazioni di una chiesa precedente, proseguiti fino a questo secolo.
 
Del tempo di Bartolomeo è la porta secondaria, mentre al 1598 risale la bella acquasantiera.
 
Sul lato occidentale della chiesa fu eretto il Palazzo Baronale o Palazzo del Marchese, dominato da un massiccio torrione.
 
Nei primi secoli del XVIII secolo, il duca Grazio Branca favorì la captazione delle numerose sorgenti esistenti, la costruzione del primo acquedotto e della grande fontana della piazza.
 
Fu Vito Capobianco nel lontano 1844 a organizzare la Giudàica, suggestiva processione del Venerdì Santo.
 
Alla manifestazione paraliturgica partecipano non solo le statue/ che entrano ed escono in punti prestabiliti, ma anche personaggi viventi in costume interpretati da giovani e bambini. La processione parte al mattino del Venerdì Santo dalla chiesa di S. Maria Lauretana.
 
Lo svolgimento drammatico presenta tré momenti: l'andata al Calvario, l'incontro di Gesù con la Madonna, San Giovanni e le pie donne, la crocifissione e la sepoltura. Momenti sottolineati con prediche tenute da un sacerdote incaricato.
 
Con l'Unità d'Italia prese avvio un processo migratorio inarrestabile che culminò in una sorta di consacrazione con la nascita nel 1912 di Roseto in Pensylvània, Comune degli Stati Uniti d'America.
 
Il territorio di Roseto è ricco di 800 ettari di boschi, di acque dei Valloni della Rocchetta e di quelle del Fortore, oltre che di torrenti dai nomi fortemente evocativi; Cupo, Ripa, Vadiale, Lama Bianca.
 
Il bosco, nei pressi del paese, custodisce un laghetto dove sgorga un'acqua dalle particolari proprietà oligominerali.
 
 
Bibliografia
 
- Pacchiano A.: Roseto Valfortore. Indagini storiche, Sant'Agata di Puglia, 1971;
 
- Di Munno Cannine: La processione del Venerdì Santo, da II Quotidiano di Foggia, aprile, venerdì santo 1995.
 
 
Notizie utili
 
da visitare:
 
- Chiesa madre - XVI sec.;
 
- Fontana vecchia - XVIII sec.;
 
- Torre del Castello - XVII sec.;
 
- Boschi (per informazioni ulteriori, rivolgersi al Corpo Forestale di Biccari, Via Calcare, 16 - tel. 0881-593238).
 
 
Luoghi di ristoro e aree attrezzate:
 
- "Miravalle" Albergo-Ristorante - Contrada Ciampoli, 1 - tei. 0881-994415
 
- "Del Corso" ristorante - P.za Umberto 1,6 - tel. 0881-994269
 
- Aree attrezzate: Rocchetta; Scatari; Bosco Comunale e Fontana presso il rifugio S. Leonardo.
 
 
Per ulteriori informazioni
 
- don Michele Marcantonio, scrittore e studioso di storia patria - tel. 0881-994051;
 
- Assessorato alla Cultura - P.za Sant'Antonio, tel. 0881-994021;
 
fax 0881-994480;
 
- Circolo Culturale "Roseto 88" - Via IV Novembre,1 (rivolgersi a Nicola Palmieri - tel. 0881-994481).
INFORMAZIONI
kdkgkdrgm dgkdgn sigs gsgsrfsf sksk
gflmgkzmkzmgkzmgk
gsggsg gsg g g  da
gdgdgdg d d dg dd d  
ddg z
Torna ai contenuti