Museo Civico - Pro Loco Troia

Fotografia aerea: Leo Viscecchia
Troia
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Via Regina Margherita, 72 - tel. 977058. orario: feriale 9.00-10.00; 17.00-20.00; festivo: 9.00-12.00
 
 
Allestito nel 1971 nei locali del pianoterra e del seminterrato del cinquecentesco Palazzo D'Àvalos, voluto dall'Amministrazione comunale presieduta dall'avv. Urbano Aquilino (1964-1971), il Museo Civico viene inaugurato nel 1981.
 
E' diviso in cinque settori che permettono di fare un viaggio a ritroso nel passato: epoca contemporanea (pianterreno), epoca moderna, epoca medievale, epoca romana e pre-romana (seminterrato).
 
 
Epoca Contemporanea
 
Nelle Sale del pianterreno sono allestite le opere di due artisti trojani: Nicola Fiore (1881-1976), scultore, e Vincenzo Curcelti (1928), pittore.
 
In una sala, dopo quella detta Azzurra, si trovano ancora in disordine modelli per lapidi funerarie, per monumenti ai caduti e lo stemma del Comune di Troia, realizzato nel 1901 dallo scultore Fiore. Sono 90 i modelli in gesso che l'artista Fiore volle donare alla sua città.
 
Opere "tutte pervase da un afflato profondamente umano e da un senso altrettanto fortemente religioso" (L. Magugliani).
 
Nella sala successiva, appena si entra, si trova davanti il modello in gesso di Santa Giovanna d'Arco. E' una scultura di cm. 195 a tutto tondo, commissionata nel 1940 dalla fabbriceria del Duomo di Milano. Dietro Santa Giovanna d'Arco, e sistemato il modello La Carità (1441). Solo alcune opere sono state ordinate, ultimamente restaurate, e provvisoriamente sistemate in una sala della pinacoteca, dove sono disposti lungo le pareti vari bozzetti, tra cui: il busto di Pasquale Fiore, padre dell'artista, del 1935, modellini per arredi ecclesiastici e quello della figlia Lucia a 7 anni (1926). In una sala della Pinacoteca sono esposte le opere di Vincenzo Curcetti. Sono tele che raccontano il dolore e la speranza dell'Uomo.
 
Bisogna ritornare nella sala contigua a quella dell'ingresso principale, detta Azzurra.
 
Scendendo la scalinata in mattoni, lungo la quale, a metà, è sistemata l'epigrafe VETERA TROJANORUM AECANORUMQUE (L'antichità dei Trojani e degli Ecani), si giunge ad un cancello in ferro battuto dal quale si entra nelle altre sezioni del Museo.
 
 
Epoca moderna
 
Nelle tré arcate, destinate a quest' Epoca vi sono reperti che vanno dal 1500 al 1800.
 
1^ arcata: (a dx per chi entra) Un caminetto seicentesco (1), su di esso i busti marmorei di Alfonso I d'Aragona (I rè di Nàpoli, 1396-1458) e della moglie dello scultore E. Prinzi, realizzati nel "1883; sul caminetto lo stemma multiplo dei D'Avalos, principi di Tròja (1639), l'altare barocco (2) proveniente dalla chiesa dei Morti (1731 ), sul quale v'è la matrice lignea dell'Ordine dei Passionisti (fondato da mons. E. G. Cavalieri (1694-3 726) e da San Pàolo della Croce). Sul muro di fronte: un'epigrafe del 1777 per la chiesa di San Giovanni al Mercato (già San Giovanni  Battista) (3) e sotto una bacheca con suppellettili dei D'Àvalos, del 1707.
 
2^ arcata: (sul lato dx) Una sedia proveniente dal monastero di San Benedetto (1624), un altarino e uno stemma francescano in pietra (proveniente dal Convento dei Cappuccini del 1624), una macina di mulino a vento (4), uno stemma di famiglia gentilizia  sconosciuta; l'epigrafe di una certa Antonella De Gemma (5) (l'altra e sistemata sul lato opposto); (da sx, sul lato opposto) lo stemma dei Saetta (6), quello del vescovo Felice Siliceo (3624-1625), un'epigrafe proveniente dal monastero di San Benedetto (1624), statuette mutile in terracotta di San Benedetto e San Michele accanto ad un'aquila (7), un altro stemma gentilizio dei Saetta (1606), un'altra epigrafe di Antonella De Gemma (5) sulla quale e appoggiato il simbolo della Confratèrnita di San Leonardo.
 
3^ arcata: (sul lato dx) La fontana detta   della   "Càm'r" (Cànfora) del 1588 (8), lo stemma gentilizio della famiglia De Bàldiis (9), il busto dell'Ariosto; sul lato opposto (da sx), altri stemmi gentilizi, un numero civico della chiesa di San Vincenzo e della Confraternita del Santissimo, un'epigrafe che parla degli effetti della Riforma Tridentina (IO).
 
Prima di entrare nel settore dell'Epoca medievale, si possono notare due leoni stilofori, che arredavano l'ingresso della Villa comunale.
 
 
Epoca Medievale
 
4^ arcata: (da dx): la tomba-colombario di Gaidefreda ed Enea (X-XI sec.?) (1), appesa al muro una litografia del corpo imbalsamato di Federico II, poi la lastra sepolcrale del sarcofago di Rùbria Marcella (ll-III sec. d.C.) (2) con sculture raffiguranti una scrofa con sette porcellini e, di fronte ad essa, il sarcofago di San Secondino (VII sec.) (3), proveniente da Costantinòpoì. Infine, croci bizantine mutile e altri sarcofagi pezzi di mosaici. Manca, perché rubata nel 1991, la testa bizantina del Cristo Pantocràtore (4).
 
 
Epoca Romana
 
5^ arcata: Una colonna granitica maestosa (5), con sopra un capitello corinzio con fregi, campeggia l'intera arcata. Qui, sono stati sistemati mezze colonne, epigrafi funerarie di augustali, liberti e primipili e, in fondo, la pavimentazione della via consolare Trajana-Egnathia (ritrovata a Tròja lungo Corso Regina Margherita nel 1956) (6); pietre miliari del II sec., contenitori in pietra di aridi e liquidi, una macina per cereali (7).
 
 
Epoca pre-Romana
 
6^ arcata: Sono sistemati 74 reperti del IV sec. a. C. nelle quattro bacheche, restaurati nel Museo Cìvico di Fòggia. Dalla catalogaziene e sistemazione, eseguita dal prof. De Jùliis, vengono prese le indicazioni dei reperti più significativi.
 
1^ bacheca (1) (piano inferiore):
 
Coppette a vernice nera, due oinochoe trilobate, quattro gutti a vernice nera (due con teste di Medusa, uno con Arpia e un altro con Èrcole bambino), tré frammenti di armilla bronzea a spirale, uno skyphos (frammento).
 
(piano centrale): tré crateri a campana italioti a figure rosse, tré volute di crateri italioti con Medusa.
 
(piano superiore): brocche e olpette a vernice nera.
 
2" bacheca (2) (piano  inferiore):
 
Epychysis a corpi cilindrici e fusiformi a figure rosse, rappresentanti, sulle spalle e fra due motivi vegetali, figure femminili, geni alati andrògini. Ve ne sono anche dello stile di Gnathia.
 
(piano centrale): Pissidi e coperchi a figure rosse, comprese tra due grandi palmette, che rappresentano sui lati geni androgini alati.
 
(piano superiore): Piatti di ceramica italiota a figure rosse-
 
3 bacheca (3) (pano inferiore):
 
Coppette a decorazione geometrico, kyathoi dauni, parti di armatura bronzea, cinturone sannitico e schiniere.
 
(piano centrale): Coppe bianche con decorazioni, kantharos del tipo di Saint Valentin, kylikes biansate a vernice nera.
 
(piano superiore): Boccali, olpette, olla globosa di argilla figulina.
 
4°"bacheca (4) (piano inferiore):
 
Corredo tombale a decorazione geometrica del V sec. a.C.; tré punte di lance del IV sec. a. C.; kyathos o attingitoio col simbolo della "barca solare", del V sec. a.C.;
 
due orecchini del IV sec. a.C.; un vaso bronzeo del IV sec. a.C.; spillone bronzeo per capelli e vaso rosso del IV sec. a.C; corredo tombale in vernice nera del IV sec. a.C.; un peso da telaio in terracotta; una testina fittile; un busto a tutto tondo e una base di statuetta fittile; due frammenti di crateri o idria apula, tutti del IV sec. a.C.
 
(piano centrale): Brocche, coppette, balsamari, lucerne, fuseruole, kylix.
 
(piano superiore): sphagheion, brocche, boccali, olla.
 
In una bacheca da tavolo (5), sono sistemate antefisse fittili del IV sec. a.C. e in fondo, addossati alla parete, su di un tavolo (6), teste maschili di pietra calcarea appartenenti a stele funerarie dell'VIII-IV sec. a.C. Sono i più antichi reperti trovati nella provincia di Fòggia.
 
INFORMAZIONI
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