Museo Diocesano - Pro Loco Troia

Fotografia aerea: Leo Viscecchia
Troia
Title
Vai ai contenuti
Piazza Giovanni XXlll, 5 o Via Ospedale 6; per visitarlo rivolgersi a mons. Rolando Mastrulli. tel 0881.970051
 
 
Sala dei "Misteri (I) - Sala dell'Annunciazione (III) - Sala dei flabelli (IV) - Sala dei capitelli (V) - Sala di San Benedetto (VI) - La cripta (VII)
 
II Museo Diocesano occupa il piano terra dell'ex Monastero di San Bendetto, prima "Monastero della SS. Nunziata dell'ordine benedettino, poi Monastero delle Benedettine". Fu mons. Felice Siliceo, vicario generale del vescovo Giacomo Aldobrandini (1592-1607) a farlo costruire per dare alle Benedettine una più confortevole e decorosa sistemazione. La costruzione risale al 1605. Due epigrafi sono incastonate nella facciata. Quella più in alto recita: JACOBI ALDOBRANDINI EPISCOPI TROIANI ET IN REGNO NEAPOLITANO NUNTII APOSTOLICI; CIVIUMQUE MUNERE AC PIETATE AD DEI CULTUM ET REIPUBLICAE COMMODITATEM PRO SACRIS VIRGINIBUS DEIPARAE DICATUM A(nno) D(omini) MDCV (trad.T. Maddalena: Con le offerte e la devozione dei Cittadini e di Giacomo Aldobrandino, vescovo trojano e nunzio apostolico nel Regno napoletano dedicate alla Madre di Dio per il culto di Dio e per la pubblica utilità dei cittadini in favore delle Sacre Vergini - nell'anno del Signore 1605); l'altra, posta più in basso, dice: OPUS LONGE    ANTE DESIDERATUM DIVINA        ORE TANDEM INCOEPTUM AT FELICIS SILICEI ARCHIDIACONI TROJANI OPERA CELERITER ABSOLUTUMDUM GENERALIS VICARII TROJANI OFFICIO FUNGERETUR (trad. T. Maddalenena: OPera da lungo tempo desiderata, finalmente incominciata per volontà divina e celermente portata a termine da Felice Siliceo, arcidiacono trojano, mentre svolgeva l'ufficio di Vicario generale di Troia).
 
La facciata venne adombrata in buona parte dall'attigua chiesa di San Benedetto (oggi della Vergine Addolorata o di San Francesco delle stimmate), fatta costruire da mons. E. G. Cavalieri (1694-1726) per dare alle monache la possibilità di assistere alle liturgie dall'alto di anguste finestre con grate.
 
L'attuale e momentaneo ingresso al museo ha un portale arricchito da decorazioni floreali e un timpano spezzato. Si entra nel monastero da una porta di servizio blindata e subito agli occhi del visitatore appare un chiostro di un bianco accecante con pilastri poco slanciati sui quali sono poggiate le arcate. Il Museo Diocesano è sistemato lungo le sale che corrono intorno al perimetro del chiostro. Fu mons. Antonio Pirotto (1958-1974), penultimo vescovo di Tròja, a volere il museo negli anni Settanta. Il suo allestimento risente ancora di provvisorietà ed occupa tutte le sale (si consiglia la visita iniziando dalla prima sala a dx dell'entrata).
 
 
Sala dei "Misteri" (I)
 
Forse utilizzata dalle Benedettine come refettorio, la sala conserva il pavimento originario in opus spicatum (a spina di pesce). Partendo da dx (per chi entra) si vedono:
 
- una tela settecentesca (1) che raffigura la visione del Crocefisso di San Francesco d'Alcantara. E' una copia malriuscita della stessa tela del Solimena (1657-1747) che campeggia nella Sala del Trono nel Palazzo Vescovile; cinque gruppi scultorei (detti "Misteri") in cartapesta di scuola napoletana della fine del Seicento inizio Settecento (commissionati da mons. E. G. Cavalieri per le processione del Venerdì Santo): il Tradimento di Giuda (2); le Flagellazione'3); la Coronazione di spine (4); la Crocifissione (5); il Viaggio al Calvàrio (6). Tra i gruppi della Crocifìssione e il Viaggio al Calvario è sistemata la statua lignea dell' Angelo Custode, di ignoto intagliatore locale del 1762, provenienti dalla ex chiesa dei Morti (o Morticelli).
 
Prima di giungere alla Seconda Sala, in una saletta (II), in fondo al corridoio, si trovano un pezzo di pavimenti in "opus spìcatum") del IV scc. a.C. e un grosso contenitore in argilla per aridi o liquidi di epoca romana.
 
 
Sala dell'Annunciazione (III)
 
Appena si entra, superando con lo sguardo la bacheca centrale che raccoglie i resti in terracotta di due serie di presepi napoletani si scorge una grossa tela: l'Annunciazione (I). Si rifà alla pittura controriformata fiamminga, è analoga a un'altra tela, attribuita al fiammingo Dirck Hendnricksz, dipinta per Lettere, ora si trova a Pagani nel convento di S. Alfonso dei Liguori e copia perfetta di uma  sua derivazione, probabilmente anch'essa autografa, conservata in S. Caterina a Gaeta" (F. Baini).
 
Ai piedi del dipinto c'è una scultura lignea, anch'essa del primo settecento: l'Ecce Homo, forse di Nicola Fumo, donata dalla famiglia Curato.
 
Per chi entra (da dx) vi sono tele alle pareti:
 
- Cristo Rè (2), proveniente dalla Chiesa di San Giovanni di Dio;
 
- l'Immacolata Concezione (3), del 1733. E' un dipinto di qualità debitore del gusto artistico del Solimena; proviene dalla Chiesa della Mediatrice;
 
- San Giovanni di Dio (4) (tela settecentesca), proveniente dall'omonima chiesa, forse di Geròlamo Cennatiempo, " divulgatore in Capitanata del verbo pittorico di Luca Giordano";
 
- San Domenico (5), proveniente dall'omonimo convento;
 
- San Bernardino da Siena (6), forse della "cerchia di A. Bordone", commissionato per la inaugurazione dell'omonimo convento, avvenuta nel 1630. E' una tela che rispetta il rigore dottrinale e morale della Controriforma (F. Raini);
 
- la Sacra Famìglia (7) terrena e divina, attribuibile a Giacinto Diano, di gusto "spiccatamente rococò", o a Corrado Giaquinto (l703-"1766). La tela viene inventariata nel verbale di spoglio alla morte di mons. M. De Simone (1752-1777). Faceva parte dell'arredo per la cappella dell'Assunta della Cattedrale con un'altra tela, probabilmente l'Annunciazione (cm. 63x34) che oggi arreda la Sala XVII della Galleria Borghese in Roma;
 
- il Riposo durante la fuga in Egitto della Sacra Famìglia (8) di Romualdo (rormo?)sclli de] 1737. Anche questo è un dipinto di qualità, debitore del gusto artistico del Solimena proviene dalla Chiesa della Mediatrice;
 
- la Madonna con fiori (9) forse di influenza fiamminga.
 
 
Sala dei flabelli (IV)
 
Nella bacheca posta al centro sono sistemati paramenti liturgici settecenteschi, ricamati dalle monache benedettine. Fanno parte della ricchissima collezione dei paramenti sacri, conservati nel Tesoro della Catte drale.
 
Iniziando la visita dalla dx per chi entra, si trovano:
 
- un armadio settecentesco (1) in radica di ulivo, proveniente dalla Sala del Tesoro della Cattedrale, che conteneva gli arredi sacri. Al lato opposto della sala e' un altro armadio;
 
- una teca con flabello con asta in argento e piume di struzzo (2) (l'altro sta sul lato opposto) porta lo stemma del vescovo A Mistrorigo (1955-1958). I flabelli erano utilizzati durante le cerimonie liturgiche solenni, prima del Concilio Vaticano II;
 
- un polittico su legno (3) (proveniente dalla chiesa di San Leonardo) dei primi decenni del Cinquecento, che raffigura la Madonna col Bambino (al centro), a dx Sant'Antonio abate a sx San Leonardo e in alto la Pietà. Forse il dipinto è di artista locale di scuola napoletana (M.S. Calò Mariani, M. D'Elia), forse attribuibile o a Andrea Sabatini (1484-1530) o a Severo lerace (1520?) o a Geròlamo da Salemo (1425?). In questo dipinto il pittore è in sintonia con i tempi, le figure dimostrano la conoscenza........di Raffaello, Michelangelo e forse anche di Lconardo" (F. Baini);
 
- un quadro raffigurante la Madonna di Costantinòpoli, (4) malamente restaurato di recente;
 
- e, infine, una tavola proveniente dall'antica chiesa benedettina di SanBartolomeo. L'opera, a firma di fra' Petrùccio, è datata 1475 e rappresenta la Madonna col Bambino (5) con ai suoi lati Sai Bernardo con la Bibbia (a sx) e San Bartolomeo con la Regola (a dx.). Non sembra appartenere a "Matteo da Campli, anche se certamente l'ambito artistico di riferimento è quello" (F. Baini) 8
 
 
Sala dei capitelli (V)
 
Sono conservati capitelli, pezzi di colonne, una testa zoomorfa, un leone romanico, una chiave di volta di crociera gotica provenienti dai continui rimaneggiamenti dalla fabbrica della Cattedrale. Tra tutti questi elementi in pietra, v'è una scultura interessante: il capitello delle Quattro Razze.
 
L'opera risale all'epoca federiciana (1194-1250), è scolpita intorno al 1225-30 e ha un gemello, conservato   nel   Museum Metropòlitan di New York che, dopo recenti studi, risulta del XVI sec. L'abaco è sorretto da quattro teste, dai volti espressivi l'una diversa dall'altra, con i caratteri somatici del negro, dell'asiatico, del l'arabo e del l'europeo. Le figure poggiano la loro nuca a sostegno degli angoli del capitello e sembrano spuntare tra il fogliame di acanto.
 
Se riportiamo la mente al capitello che si trova sulla prima colonna del 1° ordine di sx dell'abside della Cattedrale, ci accorgiamo che quello è più rozzo (come nella Cattedrale di Bisceglie e di Messina) e preconizza il gusto artistico del Capitello delle Quattro Razze.
 
Appesi alla parete di fondo, vi sono le fotografìe della Cattedrale prima degli ultimi restauri degli anni Cinquanta, dove si possono ammirare gli affreschi barocchi andati, purtroppo, distrutti.
 
 
Sala di San Benedetto (VI)
 
Conserva elementi artistici eterogenei tra loro. Vi si possono ammirare, iniziando da dx per chi entra:
 
- "la possente e ieratica statua lignea di San Benedetto" (1) (proveniente dalla chiesa di San Biàgio) di scuola napoletana del Seicento, forse della cerchia di Aniello Stallato (1606-1643) o di Francesco Mollica, rimossa dalla nicchia posta nella scala di accesso al monastero omonimo nell'attuale chiesa dell'Addolorata. La decorazione policromica "è di concezione napoletana tardo cinquecentesca. Gerhard Bott, direttore del Museo di Francoforte la attribuì al XIII secolo".
 
L'arco di altare del 1534 della Famìglia Pellinegra, che ospita la statua, arredava l'interno della Cattedrale insieme ad altri 18 archi sino al 1856;
 
- al centro della Sala è sistemato "il sepolcro di Ferrante Lombardo, morto nel 1544........ di fattura semplice e abbastanza rozza" (F. Baini), proveniente dalla cappella omonima demolita nel 1956;
 
- un altare in marmo di Carrara del 1700 (2) proveniente dall'ex Sagrestia dei Canònici; sopra di esso troneggia la scultura in pietra decorata di Nostra Signora. L'opera è dello scultore Giovanni da Casalbore del 1444.
 
La scultura si trovava nel convento degli Agostiniani, eretto lungo la strada Trajana- Egnathia. Viene trasferita nel 1956 sulla parete dello scalone dell'Episcopio.
 
- la statua in pietra di San Leonardo (3), probabilmente dell'ultimo periodo del 1400, voluta dal vescovo Stefano Gruben (1475-1480). Era sistemata in una nicchia esterna la chiesa di San Vincenzo martire in Via San Leonardo. "Artisticamente è un'opera artigianale ...di uno sconosciuto artefice locale...... la cui cultura è ancora essenzialmente romanica" (F. Baini ).
 
Nella sala vi si trovano, inoltre, sedie del 1600 provenienti dal monastero delle Benedettine,
 
 
La cripta (VII)
 
Viene trovata casualmente durante i lavori di sterro del pavimento. Ospitava il vecchio monastero delle Benedettine.
 
Il portale di ingresso alla cripta è barocco, precedentemente era sistemato nell'ex cappella del Santissimo Sacramento (Cattedrale). La balaustrata della scala di accesso apparteneva all'ingresso principale della Cattedrale (realizzata dal marmoraro Michele Salemme nel 1766), "a demolirla bisognò lavorare di notte..." (M. De Santis) nel 1909, poi, sostituita da quella attuale nel 1911.
 
Nella cripta sono sistemati gran parte degli elementi barocchi, eliminati durante l'ultimo restauro-In fondo troneggia l'altare maggiore (1) con bellissimi intarsi marmorei e un finissimo paliotto( 1734) del marmoraro Carlo D'Adamo. La balaustrata (2), riacconciata in parte, chiude lo spazio con un cancello a due ante in bronzo con ai lati due paffuti angeli, anch'essi in lega bronzea.
 
Pìù in là,due torcioni (3), sempre in bronzo, sono sistemati ai lati opposti sulle pareti.
 
Una grandissima tela (4), ancora nella cornice originale, proveniente dalla chiesa di San Domenico o San Giròlamo, campeggia al centro della cripta sulla parete di sx per chi guarda l'altare. E' una pala, probabilmente di scuola fiamminga (Dirck Hendricksz o Wenzel Cobergher) del XVI sec. o di Andrea Molinaro, su cui è dipinta la Madonna, circondata da angioletti, che dona il Rosàrio a San Domenico. Sull sx, in primo piano, è dipinto San Giròlamo, sulla dx ci sono Santa Caterina, Santa Lucia e Sant'Agata (?). A mo'di cornici i quindici misteri: gaudiosi, gloriosi e dolorosi. Nella parte inferiore dell'opera sono raffiguranti lo stemma araldico di Tròja e quello domenicano e tra essi "è rappresentata una predica di San Doménico"(P-Baini).
 
Volgendo le spalle all'altare, si possono ammirare:
 
- due grossi candelabri (5) in bronzo (anch'essi appartenenti all'arredo della Cattedrale) di epoca barocca, forse realizzati durante l'episcopato di mons. Marco De Simone 1752-1777).
 
Sulla parete di sx sono stati sistemati due medaglioni: gli unici affreschi recuperati (6) durante i lavori dell'ultimo restauro. Raffigurano Sar Pietro (sx) e San Pàolo (dx).
 
Sulla parete frontale all'altare, c'è una lapide marmorea che riporta parte della bolla emanata da Giovanni XIX (7) Si legge: DIRIGIMUS RELI / QUIAS S(an)C(t)OR(um) XL (quadraginta) / (martyrium) ET SERGII ET BA(cch)I / ET BEATI SEBASTI / ANI A S(an)CTA ROMANA / AECCL(esi)A: ITA UT NULLE / SUBJACEAT NI / SI S(an)C(t)E ROMAN(ae) ECCL(esiae) / H(a)EC TROJANA PLEPS / ET DIRECTAE A DOM(ino) / JOH(ann)E P(a)P(a) DECIMONONO P(er) MANU(m) ANG(e)LI E(pÌsco)PI N(ost)RI DIL(e)C(ti) FILI SIG(nati) CU(m) SIGILLO PLU(m)BEO (anno domini incarnationis 1031 mense februarii inditionis XIV) (trad. T. Maddalena: Mandiamo le reliquie dei Santi Quaranta, Sergio, Rocco e del beato Sebastiano dalla Santa Chiesa Romana così che questo popolo trojano non sia sottoposto a nessuna sede se non alla Santa Chiesa Romana e direttamente dal Papa Giovanni decimono. Per mano del vescovo Angelo firmati col sigillo di piombo nell'anno dell 'Incarnazione del Signore 1031, nel mese di febbraio, indizione XIV).
 
Precedentemente, "Questa iscrizione fu ..... affissa sopra la facciata di Ovest della Cattedrale e di là fu tolta e posta nella sagrestia dei Canonici", come viene affermato nel verbale della Visita pastorale di mons. Domenico Lancellotti (1909-1919), avvenuta nel 1910.
 
INFORMAZIONI
kdkgkdrgm dgkdgn sigs gsgsrfsf sksk
gflmgkzmkzmgkzmgk
gsggsg gsg g g  da
gdgdgdg d d dg dd d  
ddg z
Torna ai contenuti