Palazzo Vescovile - Pro Loco Troia

Fotografia aerea: Leo Viscecchia
Troia
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Piazza Episcopio 5; per vistarlo rivolgersi a mons. Rolando Mastrulli, tel. 0881970081
 
 
Ingresso (I) - Stanze private (II) - Sala dei Poeti (III) - Cappella privata (IV) - Sala dell'Arte (V) - Sala dei Fiori (VI) - Sala del Trono (VII)
 
 
La prima sede del Palazzo Vescovile fu quella che sino agli anni Settanta di questo secolo funzionò come seminario diocesano. Viene costruita da Giannòzio Pandolfìni (1484-1519) (amicissimo di Raffaello Sànzio e da questi ritratto nella stanza vaticana: L'incendio di Borgo - Il giuramento di Leone III -).
 
Con mons. E. C. Cavalieri (1694-1726) nel 1707, viene costruito forse su progetto di Giovanni Domenico Navone (l'architetto della chiesa dell'Addolorata)-contiguo alla fabbrica del Pandolfìni - un altro seminario, oggi sede del Palazzo Vescovile.
 
Fu il vescovo Marco De Simone (1752-1777), che soffriva il "mal della pietra", a ristrutturare sostanzialmente la costruzione voluta dal vescovo Cavalieri "poiché l'Episcòpio di Tròja non era degno dell'importanza della sede". La tradizione orale vuole che l'ideatore del progetto fosse Luigi Vanvitelli (1700-1773), napoletano, coevo e conterraneo del vescovo De Simone.
 
La fabbrica è divisa da finestre e balconi che danno sia su Piazza Epicòpio sia su Via Regina Margherita. Nei pressi della cantonata una lapide, murata nel 1908, ricorda: Qui amato e benedetto da tutti / visse per 24 anni / dal 1856 al 1890 / mons. Fra' Tommaso Passero i vescovo di Troia / apostolo di carità e di fede / in memoria / il popolo trojano / 24 aprile 1908.
 
Varcando il semplice e maestoso portale d'ingresso, si trova davanti una corte, arricchita da colonne e archi ai due lati (sul lato sx è conservata una lapide del 1127- v. Chiesa di San Giovanni al mercato), mentre sulla parete frontale si apre una scalinata che si divide in due sul ballatoio. Qui è sistemata una scultura in terracotta di A. Cibelli (1955), raffigurante la "Madonna col Bambino" del 1979. Le due rampe di scale portano una agli appartamenti del Véscovo e l'altra agli uffici della Cùria.
 
 
Ingresso (I)
 
La sala d'ingresso, sobriamente arredata, conserva una consolle (1), in stile Impero, con piano in marmo, lastronata in noce; due divani in stile Luigi Filippo (1773-'1850) di scuola napoletana, impiallicciati in noce. Sui muri sono sistemate tele raffiguranti: di fronte (a dx) il card. Gerònimo D'Andrea (1812-1868) (2) e (a sx) il card. Serafino Cretoni (1833-1909) (3), sulla parete di sx una tela con l'immagine di mons. E. G. Cavalieri (1694-1726) (4) e su quella di dx un'altra tela raffigurante il vescovo Pietro Antonio Da Ponte (1607-1622) (5). Una porta-vetrata introduce nel lungo corridoio sulla cui dx vi sono le camere private del Vescovo.
 
 
Stanze private (II)
 
Nella sala per il pranzo vi sono: un tavolo in rovere dell'inizio Novecento (1), due consolli (2) in stile Luigi Filippo di scuola napoletana, lastronate, in noce con piano in marmo di Carrara; due credenze (3) in stile Decó in rovere con sedie. Sulla parete frontale all'ingresso è sistemata la tela che raffigura mons. M. De Santis (1967-1985) del pittore-scultore trojano A. Cibelli (1955).
 
Nella camera da letto si trovano: un inginocchiatoio settecentesco (4), finemente intarsiato, di pioppo lastronato in noce; una poltrona ottocentesca (5), lastronata in noce e filettata in palissandro; una scrivania (6), inizi Novecento, che preconizza la corrente artistica dello stile Liberty. Era vescovo mons. Pàolo Emìlio Bergamaschi {1900-1908). Invece, leporte, che introducono nelle diverse Sale, sono Settecentesche, di scuola napoletana, di ottima fattura, laccate e con cornice dorata.
 
 
Sala dei Poeti (III)
 
E' chiamata così per i medaglioni, posti sotto il soffitto, raffiguranti poeti celebri.
 
Sospeso al soffitto un lampadario in stile Decó in ottone con opaline, al centro della Sala c'è un tavolo ottocentesco in stile Impero con piano in marmo e con un fascione merlettato, sorretto da un piede esagonale lastronato in noce; ai lati della sala sono sistemati: due divani (1 ) e due consolli (2) in stile Carlo X (1757-1836), lastronati in noce con fregi lignei intagliati. Sulla consolle, accanto all'ingresso c'è un crocifìsso ligneo settecentesco molto ama teda mons. Fortunato Maria Farina (1919-1951). Appesi al muro (da dx dell'ingresso): una piccola tela raffigurante don Bernardo Aquilino, arcidiacono della Cattedrale dell'artista L. Consagro e due quadri con stampe d'epoca.
 
 
Cappella privata (IV)
 
Dalla Sala dei Poeti si entra (a dx) nella Cappella privata del Véscovo. Sulla parete frontale è sistemato un grazioso altare barocco del 1700 (1), appartenente ad una piccola cappella privata dei vescovi predecessori di mons. De Simone. La nicchia, posta sull'altare, accoglie la statua settecentesca dell'Immacolata (proveniente da Orsara) di Nicolò Quartarula. Accanto all'altare (a sx) si trova un piccolo comò settecentesco (.2), di ottima fattura, intarsiato e lastronato in noce. Il pavimento, dal gusto molto discutibile, porta al centro lo stemma del vescovo Fortunato Maria Farina.
 
 
Sala dell'Arte (V)
 
In questa Sala sono sistemati : un elegante divano (I ), in stile Luigi Filippo, di scuola napoletana con otto sedie di scuola francese; due consolli grandi (2)) con marmo bianco e tré più piccole (3) con marmo scuro, tutte lastronate in noce con profili intarsiati in stile Luigi Filippo, di scuola napoletana. Sulle consolli sono appoggiate campane di vetro con santi; in un angolo, un settecentesco vaso-braciere in ceramica smaltata.
 
Alle pareti sono appese tele raffiguranti alcuni Vescovi di Tròja: (da dx per chi entra): mons. Domenico Lancellotti (1909-1919), mons. Daniele Tempesta (1891-1899), mons. Fortunato Maria Farina (1919-1951), mons. Giuseppe Amici (1952-1954),queste ultime due tele del pittore-scultore Enzo Liberti di Biccari (1922), e mons. Marco De Simone (1752-1777),
 
 
Sala dei Fiori (VI)
 
La sala è arredata da: una scrivania (1), in stile Impero, con piano in legno, lastronata in noce, con cassetti su entrambi i lati e una poltrona ottocentesca, gemella a quella che arreda la camera da letto vescovile; quattro sedie ottocentesche di scuola francese; due consolli (2) e un divano (3) in stile Carlo X, in legno di bosso lastronato in noce, riccamente intarsiati; le consolli  hanno un piano in marmo chiaro e su di esse sono poggiate due edicole lignee. Quella accanto all'ingresso proviene dalla famiglia Rosati, è del 1700 con autentica (di mons.Tommaso Michele Salzano, vescovo titolare di Tanis, Nàpoli 10.6.1871 ), custodice ossa di Santi; l'altra è vuota ed ha accanto un ostensorio ligneo settecentesco. Alle pareti (iniziando da dx partendo dall'ingresso): una tela di Luca Giordano (?) (1632-1705) raffigurante la Madonna col Bambino; una stampa con San Pàolo della Croce, che fondò con il vescovo Cavalieri la Congregazione dei Padri Passionisti; sotto un copricorporale del 1700. Poi, le tele raffiguranti mons. Antonio Mistrorigo (1955-1958), del pittore Sultana (?), mons. Antonio Pirotto (1958-1974) di A. Cibelli (1955) e (sulla parete di ingresso) quella settecentesca, di autore ignoto, di mons. Emìlio Giacomo Cavalieri (1694-1726).
 
 
Sala del Trono (VII)
 
E' un'ampia sala con una pavimentazione dal gusto mediocre che conserva: due consolli grandi (1), tré divani (2) e 18 sedie in stile Carlo X (3). I divani sono lastronati in radica fiammata di noce con finissimi intagli e fregi; le consolli hanno un piano in marmo scuro e quella accanto all'ingresso ha sopra due candelieri in stile Impero in lega bronzea e un lume anch'esso in bronzo impreziosito da ceramica ottocentesca/ dipinta con moti vi floreali. Una consolle piccola (4) settecentesca dorata è posta in un angolo. Sulla parete di dx (per chi entra) ci sono due tele: mons. Pàolo EmÌlio Bergamaschi (1900-1908) e mons. Fortunato Maria Farina (1919-1951); su quella frontale c'è una tela con Sant'Agostino, proveniente dall'ex monastero degli Agostiniani; sulle altre due pareti (a sx) sono sistemate una gigantesca tela di Francesco Solimena (1657-1747), raffigurante nella sua drammaticità e nel suo misticismo la visione,  di San Francesco d'Alcantara (5) (forse mons. E. G. Cavalieri), e (sulla parete d'ingresso) la Flagellazione di Francesco Trevisani (1656-1746) o di Michele Rocca detto il Parmigiano (1675-1751).
 
II soffitto è a cassettoni della fine del Settecento con decorazioni eseguite nell'Ottocento; da esso pende un lampadario ottocentesco, in bronzo dorato, arricchito da vetri di Murano decorati. Sulle porte di ingresso sono sistemate sculture in gesso, eseguite del giovane scultore trojano Nicola
 
Fiore (1881-1976). La pavimentazione porta al centro lo stemma del vescovo F. M. Farina (1919-1951).
 
INFORMAZIONI
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