Tesoro della Cattedrale - Pro Loco Troia

Fotografia aerea: Leo Viscecchia
Troia
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Piazza Episcopio, 1- oppure, ingresso dalla sacrestia della Basilica Cattedrale,  per visitarlo, rivolgersi a mons. don Mario Maitilasso, tel.970258
 
 
1° Settore: Argenti - 2° Settore: Paramenti liturgici (10) - 3° Settore: Pergamente - Volumi (11) - Rotoli degli Exultet (11)
 
THESAURUS THESAURO CONDITUR (Un Tesoro è nascosto nel Tesoro) è il cartiglio scritto sulla porta d'ingresso dov'è custodito il' Tesoro, La sistemazione attuale avviene, su progetto voluto dal vescovo Giovanni Pietro Faccolli (1726-1752), durante l'episcopato di mons. Marco De Simone (1752-3777).
 
Nella Sala gli armadi in noce massiccio, opera di un artigiano locale, contengono: argenterie, bronzi dorati, avori, paramenti sacri, pergamene, incunaboli e rotoli di Exultet. Mons. Giovanni Dacchille, tesoriere dal 1954 al 1987, ha inventariato e suddiviso il contenuto esistente nella Sala in tré settori al quale si fa riferimento. Precedentemente, vi fu la catalogazione eseguita nel 1935 dal canonico Secondino De Stèfano.
 
 
1° Settore - Argenti napoletani (seconda metà del XVII sec. - prima metà XVIII sec.):
 
- cinque busti rappresentanti i Santi Patroni (1) della città di Tròja: Sant'Eleutèrio, vescovo e martire e S. Ponziano I, papa, realizzati nel 1688 e 1694 dallo scultore Ìgnàzio D'Urso, durante il vescovado di mons. Antonio Di Sangro (1676-1694); Sant'Anastàsio, diacono, del 1708, di Andrea De   Blasio;   San Secondino, vescovo, del 1698 e Sant'Urbano I, papa, del 1717 (il primo busto era del 1703 di Ignazio D' Urso, venne rubato nel 1715 durante il vescovado di mons. E. C. Cavalieri;
 
- due grandi urne (2) ed una più piccola, contenenti reliquie dei Santi Patroni, probabilmente di Ignàzio D'Urso;
 
- tré servizi interi di altare (3): candelieri, palme, carteglorie di diverse dimensioni, reliquiarì.
 
Un reliquiario (4) è di notevole interesse artistico: ha forma di edicola con al centro un dipinto su tela raffigurante Redentore. Secondo il Baini potrebbe esse attribuito a Raffaello Sanzio (1483-1520) o Perugino (1445-1523) e nulla si sa del con mittente che potrebbe essere il vescovo Ferrante    Pandolfini (1529-1560);
 
-turiboli e navicelle, vassoi, brocca con bacile per il lavabo (3)
 
-un ciborio (5), alto m. 1.75. E' un edificio monumentale con una struttura lignea  (restaurata nel 1977 dal trojano A. Ignelzi), ricoperta da una grossa lamina spessa d'argento con ornamentazioni in parte a sbalzo e in parte a getto. Quattro colonne del primo ordine poggiano su un basamento poligonale. Nella parte centrale c'è la porta della custodia, ornata di putti con uva e grano (simboli eucaristici) e, ai suoi lati, in due nicchie alloggiano le statue di S. Pietro e S. Pàolo. Il corpo superiore del ciborio è un tamburato sagomato che culmina in cupola di ispirazione moresca. L'opera, dai bolli d'arte, pare sia stata eseguita a Nàpoli nel 1700 da Nicola Tréglia, ma secondo mons. C. Dacchille può essere stata commissionata dal vescovo Giacomo Lombardo (1435-1469) ad un orafo fiorentino e restaurata, poi, dal Treglia;
 
- un pastorale (6) formato da due pezzi. Il nodo superiore (S. Ponziano e lo stemma del vescovo Antonio Di Sangro -1676-1694) è montato su un pastorale donato dalla regina di Napoli. Giovanna I d'Angiò (1326-1382);
 
- un ostensorio del Settecento, impreziosito da una corona di brillanti e grossi smeraldi e calici della scuola di Benvenuto Cellìni (1500-1571) (7),
 
La notte tra il 7 e l'8 settembre del 1973 avvenne un furto. Diversi pezzi preziosi di valore artistico vennero rubati.
 
 
Argenti recenti(8);
 
- un ostensorio, una pisside, un calice e un paio di ampolline, realizzati dall'argentiere Evangelisti di Genova e donati nel 1965 dal vescovo Antonio Pirotto (1958-1974);
 
- un pastorale in argento, cesellato a sbalzo, di mons- M. De Santis vescovo ausiliare di Tròja (1967-1985), opera dell'argentiere I. Legnaghi di Verona.
 
 
Avori (9):
 
Meritano attenzione tré cofanetti:
 
- due rettangolari con coperchi a baule e chiusura metallica. Sono vasi eucaristici del XII sec., probabilmente, secondo mons. G. Dacchille, appartenenti al vescovo Guglielmo II, il Normanno, (1106-1141);
 
- un cofanetto di forma circolare con coperchio apribile e con anello di metallo al centro. Sulle pareti si notano lievi figure bizantine e attorno al coperchio si può leggere la parola Allah. E' databile al X sec.
 
 
2° Settore - Paramenti liturgici (10)
 
E' un insieme di pianete, dalmatiche, tunicelle, piviali, velomerali, veli per calici, mitre e numerosi servizi completi per cappelle pontificali.
 
Riccamente colorati e con disegni originali, conservati in cassettoni, i paramenti sono tutti appartenuti ai Vescovi che hanno retto la diocesi di Tròja.
 
Mons.      G. Dacchille ha diviso questo settore, non facile da catalogare,     in     tré sottogruppi: A per i tessuti; B per i broccati; C per i ricami.
 
Tra i paramenti in tessuto il più antico è quello di mons. Giacomo Lombardo (1435-1469); tra i broccati è   quello   di Giannòzio Pandolfini (1484-1519); tra i ricami, eseguiti dalle monache benedettine di Tròja, la pianeta bianca di mons. Antonio Di Sangro (1676-1694).
 
 
3° Settore - Pergamene (11)
 
"Sono 554 ed abbracciano un arco vastissimo di tempo dal "1024 alla nomina di mons. Fortunato Maria Farina a vescovo di Tròja, 1919..........La maggior parte sono atti che riguardano la Cattedrale, oppure il Capitolo o la fabbrica della Chiesa. Lettere pontifìcie, privilegi ducali, donazioni imperiali, lettere di Vescovi, accordi, atti di offerta, contratti di vendita, concessioni, permute, lasciti post mortem"(G. Dacchille). Nelle 554 pergamene è compresa una che porta attaccato il sigillo di Federico II. Per i Trojani due pergamene hanno un'importanza storico-emotiva: la bolla di Adriano IV (1100-1159) del 6 luglio 1156, vescovo Guglielmo II {1106-1141), nella quale si afferma che la diocesi di Tròja è soggetta immediatamente alla Santa Sede ed il Véscovo dev'essere consacrato personalmente dal Papa. L'altra, di papa Clemente III (?-1191) del 26 ottobre 1189, vescovo Gualtiero Paleario (o Pagliara) (1189-1201), nella quale viene concesso al vescovo di Tròja l'uso del Pàllio arcivescovile.
 
Nel 1963 1e pergamene sono state restaurate dai Padri Basiliani di Grottaterrata. Oggi, vengono conservate in armadi di lamiera/ offerti dal Ministero dei Beni culturali e la loro catalogazione, eseguita nel 1935 dal can. S. De Stefano, è stata raccordata ad esigenze moderne nel 1964 dalla prof.ssa I. Occhiogrosso.
 
 
Volumi (11)
 
- Il missale Trojanum è un "manoscritto su pergamena, di piccole proporzioni'". E' stato restaurato nel 1963 dai Padri Basiliani di Grottaferrata. E' databile al XIII sec. E' ricco di finissime miniature, sono trascritti canti in musica gregoriana;
 
le "orationes" liturgiche per le messe dei defunti; sequenze per le solennità liturgiche; le parti mobili delle quattro domeniche di Avvento; le messe votive per la Beata Vérgine Maria in Sàbato; una lode in onore della Madonna; parte del Precònio Pasquale;
 
- alcuni corali "che contengono graduali e antifonari. Manoscritti su pergamena con musica gregoriana, di cui uno bellissimo con molte miniature del XV sec ".
 
Mancano al patrimonio archivistico "81 codici manoscritti, di cui 50 pergamenacei molto antichi e preziosi, databili dal sec- XI al sec. XII". I codici vennero sottratti con la forza dal comando della Maestà di rè Ferdinando IV (1751-1825) il 10 ottobre 1788 e depositati a Nàpoli presso la Biblioteca Nazionale.
 
 
Rotoli degli Exultet (11)
 
Sono tré rotoli in pergamena avvolti attorno ad un asse di legno, non originale, detto umbilicus.
 
Il nome Exultet (esortazione alla gioia) è la prima parola del praeconium paschale (annuncio della Pasqua), il canto liturgico con cui, secondo l'Ordo relativa alla vigilia dei sabato santo, il diacono annuncia alla Comunità del clero e dei fedeli il Mistero pasquale della redenzione.
 
Ispirati alle tradizioni medievali di origini ambrosiane e alle coloriture gallicane, gli Exultet di Tròja culturalmente appartengono all'area beneventano-cassinese. Il primo misura cm. 268 ca. di lunghezza e 20 ca. di larghezza. E' formato da cinque foglietti di pergamena, cuciti con listarelle membranacee di restauro. Il testo si ispira alla liturgia beneventana, i nèumi (segni musicali) sono dell'XI sec., le notazioni musicali, anch'esse beneventane, sono senza linea e chiave ma con guidone; la scrittura è di area periferica beneventana con elementi grafico-tipologici cassinesi o baresi (G. Cavallo). Può essere datato attorno all'XI-XII sec., viene scritto nella stessa Tròja e miniato, probabilmente, in un altro luogo (P. Amato e S. Inouye).
 
Il secondo misura cm. 190.5 di lunghezza e 21. di larghezza ed è ciò che si conserva del rotolo originario. L'umbilicus sembra essere originale. Il testo si ispira alla liturgia beneventana, "la notazione beneventana è posta su una linea rossa riservata alla nota mi; senza chiave ma con guidone" (G. Cavallo); la scrittura beneventana è accurata con influenze del tipo cassinese e tracce del tipo barese.
 
Anche questo reperto è "legato all'attività libraria documentata nella Tròja dei secoli XI-XII" (Cavallo) e miniato, probabilmente, in un monastero dell'Italia meridionale (P. Amato e S. Inouye).
 
Il terzo misura cm 651 ca. di lunghezza e 25 ca. di larghezza è formato da otto fogli di pergamena. Il testo si ispira alla liturgia franco-romana, detta Vulgata. Ì nèumi (segni musicali ) sono del secolo XIII, il canto beneventano è sostituito da quello romano. Compaiono le chiavi di C e F all'inizio delle righe rosse e gialle con guidone.
 
La scrittura è beneventana del più puro tipo cassinese. Può essere ritenuto "un prodotto locale, fiorito forse all'ombra di quell'Episcòpium Trojanum della seconda metà del secolo XII" (G. Cavallo) oppure, come affermano P. Amato e S. Inouye, "le illustrazioni sono lontane da qualsiasi tentazione locale, gli autori delle miniature hanno una preparazione culturale di altissimo livello, difficile a credersi in piccoli cenacoli vescovili di breve tradizione".
INFORMAZIONI
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